Ci sono storie che non hanno bisogno di essere urlate per scuoterci, basta il loro semplice esistere. Storie che trasformano le barriere in danza, le assenze in colore, le diversità in potenza creativa. È in questi racconti che troviamo il riflesso di ciò che potremmo essere se smettessimo di misurare noi stessi con lo sguardo altrui. “I limiti sono solo negli occhi di chi guarda”, a dirlo è Simona Atzori, ballerina, pittrice e scrittrice, nata senza braccia, che ha ricevuto per la sua arte e le sue esibizioni numerosi riconoscimenti internazionali.
Un’affermazione che va dritta al cuore del nostro modo di vivere, di giudicare, di giudicarci perché i limiti, troppo spesso, li accettiamo come definitivi solo perché qualcuno ce li ha mostrati come tali. Ma se ciò che vediamo come ostacolo fosse, invece, il punto esatto da cui può iniziare la nostra evoluzione?
Abbiamo imparato a temerli, a considerarli nemici, a vergognarci di essi. Li nascondiamo, li ignoriamo, li rifiutiamo e, così facendo, finiamo per allontanarci da ciò che siamo davvero. Ma proprio lì, dove qualcosa sembra mancare, si apre uno spazio inatteso: una soglia. E ogni soglia, per sua natura, può essere attraversata.
In questo percorso di trasformazione, l’arte diventa compagna e guida in quanto non ha regole fisse né forme predefinite e tantomeno ha bisogno di mani per essere creata perché, come ci insegna Atzori, non appartiene al corpo, bensì al cuore. Ed è il cuore a dare forma alle meraviglie, a trasformare ciò che sembrava un limite in un linguaggio unico, capace di parlare direttamente all’anima.
Nel rincorrere ciò che non abbiamo, spesso perdiamo di vista ciò che già esiste, quasi come se il valore della vita dipendesse solo dal prossimo traguardo. Invece la felicità, quella piena, non si nasconde nel “poi”, vive nell’”ora”. E quando smettiamo di focalizzarci su ciò che manca, iniziamo finalmente a riconoscere la bellezza che già ci appartiene, quella che spesso ignoriamo inseguendo ciò che crediamo indispensabile per essere felici.
La paura di non farcela, di non essere abbastanza, di non avere tutto ciò che pensiamo serva, ci paralizza e ci allontana dal presente. Eppure, proprio nei momenti in cui ci sentiamo più fragili, si apre uno spiraglio sottile, in cui possiamo scegliere se restare immobili o iniziare a creare qualcosa di nuovo, che parli davvero di noi.
La diversità non è un difetto da correggere, ma una melodia unica da suonare: siamo al mondo per raccontare la nostra verità, fatta di limiti, cadute, conquiste e meraviglie che ci abitano. Questo racconto merita di essere vissuto fino in fondo, anche quando fa paura. Perché, alla fine, ciò che ci rende davvero straordinari non è ciò che possiamo mostrare al mondo, ma quel che sentiamo, che ci muove dentro ed è sempre e soltanto una questione di cuore.
L’amore per se stessi come fondamento di ogni relazione autentica
Quando impariamo ad amarci davvero, diventiamo capaci di aprirci all’altro, di accoglierlo senza riserve e di riconoscere in lui quella stessa meravigliosa fragilità che rende ogni essere umano unico. È per questo che abbiamo bisogno di un percorso di autoconsapevolezza, uno spazio interiore in cui poter accettare ogni parte di noi, con le nostre luci e le nostre ombre. Un viaggio profondo e autentico che inizieremo insieme a Simona Atzori ad Asculum Festival.
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