Capita a tutti, prima o poi, di guardarsi allo specchio e non riconoscersi: sappiamo di valere di più, di avere dentro uno spazio che chiede solo di respirare, eppure qualcosa ci blocca.
Un qualcosa che non nasce da un divieto esterno o da una regola imposta da altri, ma da un confine che abbiamo imparato a tracciare da soli, centimetro dopo centimetro, per sentirci al sicuro da paure date non tanto dalla realtà, quanto da ciò che il cervello immagina.
Così, il nostro dialogo interiore finisce per blindare il perimetro, spingendoci a difendere la nostra gabbia dorata come se fosse casa, anche se in realtà ci sta togliendo il respiro.
Ma cosa ci induce a farlo?
Il coraggio di essere ciò che siamo veramente
Ci illudiamo che evitare il problema sia il modo migliore per proteggerci, quando in realtà è proprio la fuga da esso a far crescere la paura. Per spezzare questo circolo vizioso non serve un coraggio eccezionale, ma un cambio di prospettiva sul suo stesso significato.
Secondo Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta che ha trattato con successo oltre 30.000 casi di pazienti affetti dalle più invalidanti forme di psicopatologia, infatti, “il coraggio, apparentemente l’opposto della paura, in natura non esiste: altro non è che la paura guardata in faccia e trasformata da limite in risorsa”.
Ciò non significa smettere di provarla, ma toglierle il potere di decidere per noi. È un passaggio che non avviene all’improvviso, ma attraverso una serie di piccole azioni quotidiane: fare la telefonata che rimandiamo da settimane, dire la frase che temiamo possa incrinare un equilibrio, restare nella stanza invece di uscire quando la tensione sale.
Niente di tutto questo richiede l’assenza di paura, bensì la volontà di agire mentre la stiamo provando, scoprendo che possiamo farcela comunque.
Il momento perfetto (non) esiste
Quando ci manca il coraggio, ci raccontiamo di stare solo aspettando il momento perfetto, ma l’illusione delle condizioni ideali è un alibi fin troppo confortevole: ci regala un po’ di pace e ci protegge dal timore di sbagliare, camuffando con il buon senso quel profondo bisogno di tenere ogni cosa sotto controllo.
Cercare garanzie che la vita non può darci, però, finisce solo per trasformare la cautela in una gabbia invisibile e, come ci ricorda Diego Ingrassia, punto di riferimento in Italia per le competenze emotive e la comunicazione non verbale, “non bisogna aspettare il momento giusto per agire, ma prendere il presente e farlo diventare tale“.
Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per andare oltre il perimetro della paura che ci siamo costruiti, poiché ci fa capire che stiamo solo rimandando il momento di fidarci di noi stessi. Perché la sicurezza non precede l’azione, la segue.
Solo mettendoci in gioco scopriamo che il corpo regge più di quanto crediamo, la mente impara a superare i propri dubbi e le relazioni smettono di spaventarci.
L’ultimo confine della paura: Giorgio Nardone e Diego Ingrassia ad Asculum Festival
Domenica 25 ottobre, ad Asculum Festival, Giorgio Nardone e Diego Ingrassia condivideranno strumenti e strategie concrete per andare oltre i nostri limiti e vivere la vita con la serenità che ci spetta. Riserva ora il tuo posto, cliccando qui.





