Genitori non si nasce, ci si allena a smettere di esserlo un pezzetto alla volta. Il momento più difficile non è quando un figlio cade, ma la scelta di lasciarlo cadere: smettere di intervenire un attimo prima che tocchi terra.
È la stessa scelta di chi corre dietro una bicicletta con una mano sulla sella e, a un certo punto, la stacca: il bambino sbanda, si aggiusta, trova l’equilibrio da solo. Vale per un pedale che oscilla come per un voto basso, un litigio con un amico, un obiettivo mancato: tutte le piccole cadute che gli adulti di oggi tendono a prevenire prima ancora che accadano.
Ogni età ha il suo confine
Per Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore da trent’anni impegnato nello studio dello sviluppo di bambini e adolescenti, crescere non è una linea che si percorre tutta allo stesso modo, ma una sequenza di soglie, ciascuna con le proprie regole. Il primo giorno di scuola, la prima notte fuori casa, il primo telefono in tasca: ogni fase richiede qualcosa di diverso, a volte più protezione, altre volte più spazio per sbagliare.
Il punto di equilibrio tra regole e libertà, del resto, non è un valore fisso: si sposta con l’età, con il momento, con il singolo figlio perché una regola che protegge un bambino di sei anni può diventare una gabbia per un ragazzo di quattordici.
Accompagnare non è sostituirsi
Inoltre, c’è una differenza precisa, per Pellai, tra restare accanto a un figlio e occupare il suo posto poiché chi si sostituisce al proprio figlio, di solito, lo fa per calmare la propria ansia più che per aiutarlo davvero a cavarsela.
Questo scambio di ruoli diventa più insidioso proprio quando i figli sembrano già grandi, e il controllo ravvicinato appare quindi ingiustificato agli occhi di chi lo subisce. Commentando la serie “Adolescence” su Famiglia Cristiana, dove cura da anni la rubrica “Essere genitori”, Pellai ha descritto i ragazzi di oggi come «figli che compiono gesti da adulti pur restando emotivamente bambini».
È in quello scarto, tra un comportamento che sembra già adulto e un’interiorità che ha ancora bisogno di tempo, che si gioca gran parte del lavoro educativo.
Dare strumenti, non tracciare la strada
Il filo conduttore della riflessione di Pellai è l’importanza di fornire gli strumenti giusti: non per tracciare in anticipo la strada che un figlio dovrà percorrere, bensì per equipaggiarlo a trovarne una propria, anche quando somiglia poco a quella immaginata per lui.
Le competenze emotive, la capacità di reggere una frustrazione, il coraggio di provare qualcosa che potrebbe non riuscire sono capacità che si costruiscono prima, negli anni in cui c’è stato lo spazio per cadere e rialzarsi senza un soccorso immediato.
Crescere oltre il confine: Alberto Pellai ad Asculum Festival
Domenica 25 ottobre, ad Asculum Festival, Alberto Pellai ci racconterà cosa significa restare accanto a un figlio senza sostituirsi a lui, lungo ogni tappa del suo diventare grande.
È un invito a chiedersi, da genitori, educatori o semplicemente da adulti che accompagnano una crescita, quante volte scegliamo di intervenire per proteggere noi stessi più che chi ci sta davanti. E a scoprire che lasciare andare non è un atto di resa, ma la forma più alta di fiducia che si possa offrire al proprio figlio: clicca qui per riservare il tuo posto!





