Siamo verso la fine degli anni Ottanta. Un collaboratore di Claudio Cecchetto ha già emesso la sentenza su quel ragazzo alto e magro appena ascoltato: non vale niente.
Cecchetto ascolta lo stesso la registrazione, e qualcosa cambia. Prende il telefono, chiama quel ragazzo con la voce sicura di chi ha già deciso, gli dice che è l’occasione della vita, che deve raggiungerlo subito.
Non ha certezze assolute, ma un’intuizione che nessun altro nella stanza ha avuto. Il ragazzo, intimorito, accetta. Si chiama Lorenzo Cherubini, ma il mondo lo conoscerà come Jovanotti.
Riconoscere un potenziale, prima ancora di un talento, significa vedere ciò che a tutti gli altri sfugge. Eppure, saperlo riconoscere non basta: serve anche crederci abbastanza da rischiare, aiutarlo a crescere fino a trasformarlo in qualcosa di grande.
Vediamo quindi quali sono i passaggi fondamentali per trasformare una semplice scintilla in un fuoco travolgente.
Vedere quello che gli altri scartano
Il primo momento è il più fragile, perché non si può dimostrare finché non è già successo.
Il collaboratore di Cecchetto cercava una voce che suonasse come quelle che già funzionavano in radio. Jovanotti, nel 1987, non suonava come nessun altro, il parlato ritmato, a metà tra il rap e la filastrocca, non rientrava in nessuna categoria consolidata.
Invece per Cecchetto quello era esattamente il punto: non cercava chi somigliasse a qualcosa che già esisteva.
Lo stesso accadde con Fiorello, scoperto tra i dj emergenti prima che esplodesse per il grande pubblico. Fu scoperto perché Cecchetto ha da sempre cercato qualcosa che non rientrasse negli standard.
La differenza, più che nell’occhio – in questo caso orecchio – allenato, sta nella propensione ad esplorare proprio i talenti che all’inizio non convincono del tutto.
Il salto che nessuno garantisce
Quando gli viene chiesto come trasformare un’intuizione in un successo, la sua risposta non verte tanto sul talento, ma sul coraggio di rischiare, e non lo intende come un salto isolato, fatto una volta sola all’inizio di una carriera. A distanza di quasi quarant’anni da quella telefonata, continua a descrivere Jovanotti come l’artista più imprevedibile in circolazione, proprio perché, anche dopo essersi affermato, ha continuato ad abbandonare ciò che già funziona per rimettersi in gioco.
Il rischio, per Cecchetto, non è un biglietto d’ingresso che si paga una volta: è una condizione che si rinnova.
Restare, quando il lavoro è appena iniziato
C’è un lato nella storia degli 883 lontano dall’idea della scoperta folgorante.
Con Max Pezzali e Mauro Repetto, il percorso di Claudio Cecchetto e Pier Paolo Peroni non si è limitato a un provino vincente: il loro talento parte da demo grezze, entra in studio e si costruisce giorno dopo giorno fino al debutto di Hanno ucciso l’Uomo Ragno.
È la prova che il talento ha bisogno di tempo e dedizione, di pazienza e di qualcuno che sa aspettare che la materia grezza prenda forma.
Vedere, rischiare, restare: sono gesti che sembrano lontani dal lancio di una canzone o di una carriera, eppure ci mancano più spesso di quanto pensiamo, e quasi mai nello stesso momento in cui servirebbero.
Davanti a un’idea ancora acerba, spesso non ci fermiamo abbastanza per vederla per quello che potrebbe diventare. Ci convinciamo di crederci, e poi non rischiamo nulla quando sarebbe il momento. E quando il rischio, per una volta, lo corriamo davvero, è la parte più lenta e meno gratificante a farci mollare subito, quella in cui dobbiamo restare, aspettare, insistere senza risultati immediati.
Eppure è lì, proprio dove la tentazione di arrendersi è più forte, che la tenacia fa la differenza tra un’intuizione che resta tale e un talento che esplode davvero, il proprio e anche quello di chi ci sta intorno, perché imparare a riconoscerlo negli altri è spesso il primo passo per riconoscerlo in noi stessi.
Il confine del talento: Claudio Cecchetto ad Asculum Festival
Ad Asculum Festival, Claudio Cecchetto ripercorrerà le storie che hanno segnato il panorama dello spettacolo italiano per farci capire cosa vuol dire vedere oltre l’apparenza, avere il coraggio di scommettere e restare accanto a un potenziale talento finché non trova la sua forma.
Un invito a chiedersi quale nastro stiamo scartando troppo in fretta, e quale invece meriterebbe che qualcuno, magari proprio noi, iniziasse a crederci.
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